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Santiago de Cuba, prima tappa del nostro viaggio, ci attende e ci accoglie con le sue case basse e colorate, le sue vie strette e polverose, le sue auto vecchissime e rumorose, il vociare della gente che parla e ride per strada, il tramonto che sembra sospeso e illumina di una luce strana tutta la città.
Barbara, la nostra accompagnatrice che è venuta a prenderci all’aeroporto con Raphael, il nostro autista, ci spiega che la zona di Santiago è una fra le più povere di Cuba, certamente è meno turistica dell’Avana, ma è anche la più caraibica, calda e ospitale dell’isola.
E abbiamo modo di sperimentarlo subito grazie all’accoglienza che ci viene riservata nella prima casa presso cui alloggiamo…veniamo trattate come se fossimo della famiglia, come lontane parenti venute a trovare gli zii e i cugini, e quindi coccolate e quasi viziate…anche se l’alloggio è modesto (le stanze sono piccole e buie e non c’è acqua calda nella doccia, ma tanto non serve perché fa sempre caldo) tutti fanno del loro meglio per farci sentire a casa…e ci riescono alla grande.
Dulci, la padrona di casa, è un’anziana signora dolce proprio come il nome che porta e, neanche a farlo apposta, è anche proprietaria di una “dulceria”, cioè una pasticceria, all’angolo della strada…le torte, che ovviamente a tavola non mancano, sono altissime e coloratissime…e anche buone (lo testimonia qualche centimetro di ciccia in più che ci siamo portate via come ricordo)!
La sera ci viene a prendere Julio Càesar, l’altro accompagnatore, che ci porta alla “Casa della trova”, un tipico locale cubano dove vengono ospitati importanti musicisti…lì iniziamo i nostri primi e goffi tentativi di muovere qualche passo di “salsa” con Julio. Sui risultati è meglio sorvolare!
Trascorriamo a Santiago otto giorni, periodo in cui oltre alla città visitiamo i suoi dintorni che, dal punto di vista naturalistico, sono semplicemente spettacolari.
E così ci ritroviamo a mangiare pesce sulla sabbia di Playa Caletòn Blanco, lunghissima e praticamente semideserta, e a fare il bagno nelle acque cristalline di Playa Jaregua, un angolo di paradiso in piena foresta, un luogo incontaminato e ancora non preso d’assalto dai turisti, che sembra uscito da uno di quei film del tipo “laguna blu”.
La sierra Maestra scorre davanti a noi con la sua natura rigogliosa ed esplosiva e il suo ancora recente passato ricco di storia…qui, infatti, si consumarono i primi passi di quella famosa REVOLUCION che avrebbe cambiato il destino di un popolo e che il resto del mondo avrebbe guardato con stupore e incredulità…
Ad ogni angolo ritroviamo i cartelli inneggianti al comunismo, al “Chè”, a Fidel e le pietre commemorative dei caduti in quelle prime battaglie.
Quando arriviamo ad El Saltòn, con le sue cascate naturali e i bagni termali nel cuore della Sierra, abbiamo veramente la sensazione di trovarci in un piccolo paradiso…la magica atmosfera che avvolge l’albergo campestre ci fa sentire quella pace e quella serenità che solo il godere dei ritmi lenti della natura può veramente dare; gli unici suoni che arrivano fino a noi sono il rumore delle acque delle cascate che precipitano nel laghetto, il fruscio degli alberi, il canto lontano e melodioso degli hombres che intonano, persino lì, “hasta sempre Comandante”.
Scorrono davanti a noi le immagini della Virgen del Cobre, santuario incastonato come una perla nella cornice della foresta e dedicato alla patrona di Cuba, la Virgen de la Caridad.
E poi, ancora, raggiungiamo con gran fatica la Gran Pietra, un’imponente formazione rocciosa che è anche il punto più alto della Sierra della Gran Pietra, intorno alla quale è stato istituito un parco nazionale. La cima è raggiungibile soltanto a piedi salendo ben 459 gradini…se si sopravvive alla scalata, però, si arriva al “mirador”, un punto panoramico la cui vista mozzafiato del paesaggio circostante ricompensa abbondantemente di tutte le fatiche (nelle giornate limpide si possono scorgere in lontananza persino Giamaica e Haiti).
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